Josipovic, in odore di comunismo, è il nuovo presidente della Croazia

La spunta il candidato del centro sinistra, accusato di simpatie comuniste, nella corsa per le presidenziali croate. Ivo Josipovic, 52 anni, professore di diritto internazionale all'Università di Zagabria, è il nuovo capo dello Stato. Gli exit poll, alla chiusura dei seggi alle 19 di ieri, gli assegnavano il 64,4% dei voti. Il terzo presidente dall'indipendenza dell'ex Repubblica jugoslava ha anche il pallino del compositore di musica classica. In Italia conta sull'amicizia di Emma Bonino, che gli ha scritto un'affettuosa lettera in chiusura della campagna elettorale. Il suo tono pacato, al limite del soporifero, ha avuto la meglio sul focoso Milan Bandic, 54 anni, sindaco della capitale, che si sarebbe fermato al 35,4% dei suffragi. Anche se mancano ancora i voti dei nazionalisti croati dell'Erzegovina. In realtà ambedue i contendenti facevano parte, fino a poco tempo fa, del partito socialdemocratico. Bandic è stato sbattuto fuori perché aveva fatto il diavolo a quattro per essere stato silurato dalla candidatura presidenziale a favore del rivale. Invece che perdersi d'animo si è presentato come indipendente diventando una specie di candidato informale del centro destra.
La bassa affluenza alle urne ha favorito Josipovic. Gran parte dell'elettorato storico di destra, che ruota attorno all'Hdz, il partito di governo, è rimasto a casa perché considerava ambedue i candidati troppo vicini alla sinistra. «Sulla scheda c'è un duro che si rimbocca le maniche (Bandic) e un accademico (Josipovic). Idealmente la Croazia avrebbe bisogno di una combinazione fra i due. Però io vengo dalla classe operaia e voto per chi è più vicino ai lavoratori» spiegava ieri ad un seggio di Zagabria il pensionato Miljenko Jovic, che ha preferito il candidato di sinistra.
Josipovic era favorito fin dalla vigilia con i sondaggi che lo davano fra il 52 ed il 55% dei voti. Al primo turno, di due settimane fa, aveva battuto undici candidati ottenendo il 32,42% dei suffragi. Però la scarsa affluenza alle urne azzoppa la sua vittoria. L'elettorato croato, composto da 4,5 milioni di aventi diritto, compresi gli emigrati all'estero, è ben più preoccupato della crisi economica, che del duello per la presidenza. Dal colle del Pantovcak a Zagabria, sede ufficiale del capo dello Stato, Josipovic traghetterà la Croazia verso l'Unione europea. La sua campagna elettorale si è basata su una dichiarazione di guerra alla corruzione e alla criminalità organizzata. Piaghe che rappresentano uno degli ostacoli maggiori per l'adesione alla Ue prevista nel 2012. Lo stesso presidente uscente, Stipe Mesic, capo dello Stato negli ultimi dieci anni, ha indicato la sua preferenza per il candidato del centrosinistra.
Bandic, appoggiato dalla Chiesa cattolica, dall'associazione dei veterani della guerra d'indipendenza e da alcuni esponenti dell'Hdz, ha attaccato a testa bassa durante la campagna elettorale. Secondo il rivale, Josipovic vuole riportare il comunismo in Croazia. L'accusa più dura ha riguardato il padre del capo dello Stato, che fu comandante del famigerato lager di Tito a Goli Otok, dopo la seconda guerra mondiale.
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